I Miei Primi 80.

Salerno, 27/08/2013, martedì.

happy-birthdayHo compiuto i miei primi 80 ieri, lunedì 26/08/2013, ma abbiamo festeggiato questo happy birthday solo oggi, martedì, al Nettuno di Paestum, che è chiuso di lunedì, ed al quale - per motivi che dirò - non volevo assolutamente rinunciare. Il fatto è che al Nettuno sono di casa. Ci andavo già da giovane con mio suocero, che mi diceva: "Andiamo al Posto di Ristoro, da Arnaldo". Così il Nettuno veniva allora chiamato localmente. Oggi mio suocero e Arnaldo non ci sono più, non c' è il dr. Sorrentino, il farmacista, e quelle altre persone che, come mi confermava anche la figlia di Arnaldo, amica oltretutto di mia nuora e di mio figlio - erano conosciuti a Paestum come un gruppetto storico. Poi a me piace questo ristorante che, più unico che raro, da ogni suo punto affaccia proprio sui Templi. In particolare, c' è quel posticino molto ombroso con tavolini e sedie, sotto un filare di alberi, ed appena al di là, sfolgoranti nella luce calda del sole estivo, solenni si ergono quelle colonne di classica e pura bellezza, che non stancano mai l' occhio, rasserenanti. Ma non c' è bisogno che io spenda altre parole: il Nettuno di Paestum è conosciuto nel mondo; quando stavo a Milano - chimico alla Snia Viscosa - il collega dr. Moruzzi mi diceva: "Beato te, Zeferino, che stai a quattro passi da quel ristorante che affaccia sui templi!".

Come di consueto, abbiamo scattato delle foto, cui, una per una, ho aggiunto qualche commento. Quella dei nonni è una storia conosciuta, ma ognuna ha - ne sono convinto! - una caratteristica particolare. Quindi, se avete un poco di tempo...

Quì sto con mio figlio Alfredo.

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In questa foto: seduti, Giulia mia nipote, io, la mia consuocera; in piedi, da sinistra, mio figlio Alfredo, mio nipote Alessandro, Pina, una parente di mia nuora, Lucia, mia moglie, mia nuora Patrizia con Giorgia in braccio, ed infine Ciro, il compagno di mia figlia Amalia, autrice di questa che definisco bella foto, non fosse altro perché stiamo al fresco sotto quegli alberi di cui sopra vi parlavo.

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In questa altra foto, simile alla precedente, Ciro scatta e Amalia posa, in piedi a destra, dove prima stava Ciro.

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Quì sto con Ale. Gli ho raccomandato di non perdere tempo, e di trovarsi una fidanzatina snella e bionda come lui. Dite la verità. Non è un bel ragazzo?

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Per me questa è la foto perfetta, come peraltro si evidenzia dalla mia espressione. Curiosa quella di Giorgina, che sembra dire: "Ma guardate che mi tocca fare! Ma questi che vogliono da me?". E' quella che più mi somiglia, nel fisico e nella mente. Ha una storia d' amore. Non sorridete. Sono cose serie. Alla sua età soffrii maledettamente per Gilda, una bruna paffuta con dei ricci stupendi; soffrii tanto che per alcune settimane odiai lei, i suoi ed i miei genitori.

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Quì, con mia figlia Amalia, sono un poco mesto, pensando al cameriere che poco prima mi aveva messo davanti la torta, ed al quale generosamente avevo proposto la restituzione completa di essa torta, con annessi anni. Me l' ha ricusata, nettamente! Non c' è riconoscenza a questo mondo!

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Quì mia moglie Lucia, nel bene e nel male.

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Una foto di gruppo.

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Un' altra foto di gruppo, l' ultima.

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Caro tonicopi, amico mio, concedimi una considerazione finale. Hai proprio ragione. Anche tu sei nonno, e ti ringrazio per avermi mandato quelle bellissime foto che io ho pubblicato quì e altrove, e che custodisco gelosamente. Ma alla nostra età - intendo, quella dei nonni in genere, e non la tua, che sei molto più giovane di me - la sola cosa veramente importante e gratificante è quella di poter seguire il più a lungo possibile le aspettative dei propri nipoti.

Zeferino

“La Nuvoletta Solitaria”: commenti.

Salerno, martedì 12 marzo 2013, h 10:48

Ispirazione PoeticaDopo la pubblicazione della favola “La Nuvoletta Solitaria”,  traduzione in inglese “The Lonely Little Cloud”, non ho ricevuto nessun commento dai  lettori italiani, e solo qualche commento da lettori di lingua inglese:  di questi,  un lettore  mi ha chiesto come mi è venuta in mente una trama così strana, un altro mi ha detto di non aver capito il finale della favola,  un altro ancora mi ha accusato di lussuria (questo commento l’ ho decisamente cestinato).

Anche io mi sono chiesto quale poteva essere stato  lo spunto della trama, peraltro effettivamente piuttosto insolita.

Ripensandoci, credo di poter affermare che tale spunto mi è venuto mentre seguivo la  trasmissione  mandata in onda in prima serata da Rai Uno lunedì sera,  4 marzo, come tributo-celebrazione del compleanno di Lucio Dalla, nel primo anniversario dopo la sua morte (avrebbe compiuto settant’ anni).

Ricordo abbastanza bene, e di seguito riporto una sommaria descrizione. Lo scenario che appariva sul monitor del televisore  è di quelli che lasciano una traccia duratura nella mente: il palco illuminato in Piazza Maggiore a Bologna, un oceano di persone che guardano verso di esso,  sulla Torre una gigantografia di Lucio con il cappello borsalino  ; ed i più grandi nomi della musica e della canzone che  si alternano sul palco.

In generale, la Musica è un linguaggio universale, immediato, diretto; la Musica parla soprattutto dell’ argomento  Amore, che tutti cercano, ma da cui pochissimi fortunati  sono posseduti durevolmente. In particolare,  le canzoni  di  Dalla  creano suggestioni  potenti, ed evocano nella nostra mente  scenari  e sentimenti poetici peculiari, ed io sentivo di condividere questo mondo fatto non solo di note musicali, ma  anche di  immagini create dalla mente, un mondo  dove tutto è trasfigurabile e modellabile.  Suggestioni simili, in ambito letterario, le ho percepite ad esempio ascoltando Titania vagheggiare del suo Amore (un ciuco…!, perchè l' Amore è cieco) nel bosco incantato dell’ opera “ Sogno di una notte di mezza estate”, di W. Shakespeare.

Viaggio quindi in questo mondo, fin quando viene il turno di Samuele Bersani, autore del testo di  “Canzone” (1996); Samuele ci appare in versione post adolescente, giaccone con le macchie e jeans, e mentre Samuele canta, viene trasmesso il video originale, molto bello!

In un punto, la “Canzone”  dice:

Canzone cercala se puoi dille che non mi lasci mai va' per le strade e tra la gente diglielo dolcemente

E come lacrime la pioggia Mi ricorda la tua faccia Io la vedo in ogni goccia Che mi cade sulla giacca

Stare lontano da lei non si vive Stare senza di lei mi uccide

Ecco. Ci siamo. Ricordo anche di essermi assopito per pochi istanti, con la visione di un cielo con delle nuvole, visione che non so se del video o frutto della mia mente semi-posseduta da Morfeo.  Sono certo che le gocce di pioggia della “Canzone”  mi hanno fatto pensare a Nuvoletta Solitaria trafitta dal fulmine di Nuvola Nera; gocce che cadono su Florinda, causando quella metamorfosi, la cui evoluzione è  subito appresso descritta nella favola  piuttosto realisticamente (da qui l’ accusa di favola  lussuriosa).

Il mio percorso mentale, in sintesi, potrebbe essere stato il seguente:  Musica -> “Canzone” -> Amore - gocce di pioggia -> metamorfosi di Florinda -> amplesso.

Riconosco di aver descritto tale amplesso piuttosto dettagliatamente, per cui  la favola non è di quelle tradizionali, ma moderna in un senso speciale: cioè,  in antitesi con la violenza di Nuvola Nera (e la cronaca è piena di fatti di violenza sulle donne), ho voluto descrivere  come dovrebbe essere un atto di amore cercato e donato con reciproco rispetto.

Confesso che mi pesava il silenzio di alcuni amici cui avevo chiesto un giudizio, e pertanto stavo valutando seriamente di cancellare l’ articolo. Poi però ho letto questo  commento di un cittadino U.K.: “Every word in this piece of work is very clear and your passion for this topic shines. Please continue your work in this area and I hope to see more from you in the future. (Ogni parola in questo lavoro è molto chiara e la tua passione per questo argomento brilla. Ti prego di continuare il tuo lavoro in questo campo e spero di vedere di  più da te in futuro).

La favola non ha un finale definito, e non può averlo. Al più, proseguendo imperterriti nella nostra metafora, possiamo solo sperare che le ultime gocce di pioggia, provenienti da Nuvoletta Solitaria morente e  svaporate alla fine dell’ amplesso tra Giacinto e Florinda,  possano andare a far parte di un’ altra Nuvoletta Solitaria più fortunata. Ed in Amore – si sa – ci vuole Fortuna! E non solo una speranza, ma anche un augurio di un mondo migliore,  a difesa di tutti gli amori, quelli possibili, quelli meno possibili (ad esempio, gli amori di tanti giovani in condizioni economiche e lavorative precarie),  e quelli impossibili. Ovviamente, tutto ciò ha significato solo per una parte della nostra mente, perché l’ altra riconduce il tutto solo ad una faccenda di atomi, di  molecole, di dimunuizione di entropia, di cicli naturali, e di equilibri tra ecosistemi.

Zeferino Siani

The Lonely Little Cloud

Nuvola SolitariaThat morning, a solitary  happy cloud wandered in a blue sky, dotted here and there by other white clouds, some in groups, others solitary like her. A light wind blew  the cloud, and gently caressed and molded his body, white and soft as freshly fallen snow. The cloud looked at like the greenery of the hills, and of the valleys and of meadows, interrupted here and there by the houses of the peasants, flowed beneath it. In the  barnyards in front of  houses  little figures of  people never stopped going back and forth, while others were in the fresh cultivated brown fields;  two people instead, that's nice, they stood motionless, lying on the grass in the sun. Intrigued, she  wanted to observe them more closely, and tried to descend, but the wind refused to allow her to do so. The Lonely Cloud half-closed the eyes to look against the light  some clouds that were not far away, and to which she hoped to join.   In particular - it was spring! - she had a strong desire to get closer to the other cloud that she liked, with which - in short - to be together, so together that they form almost a single cloud, a little bigger. To repair his eyes from the sun, the cloud looked lonely from time to time on the other side, but at the top there was an ugly menacing black cloud and then the Lonely Cloud, frightened, immediately distracted her eyes.

The Black Big Cloud was all alone, away  from the other clouds.

Black Cloud hated all the other white clouds, but at the same time she was attracted to them. Nuvola Nera con fulmineHe admired the lightness and the snowy beauty of them, and he despised himself for the clumsiness and the heaviness. He had within himself a great resentment against everything and all, and felt an irrepressible urge to download onto them his angry electricity. Meanwhile, the distance from The Lonely Little Cloud, decreased again because of the wind direction, and the Black Cloud noticed it, and the more that she approached, she liked most: in short became dominant the thought to possess it, and pierce it with the tightest of lightning that he had within her.

It happened. The flow of things in this world does not obey to our dreams, to our desires, but it goes relentless following the  path that is written in itself. Pierced, the solitary Nuvoletta, who in the meantime was becoming a light drizzle, barely had time to utter a single question: "Why?"

Meanwhile, Hyacinth and Florinda - the two people lying on the grass - were enjoying the sun, nature and their youth. Innamorati sull' erba"What harm have I done to you to be treated so?  You're everything I want, but I can’t feel you as mine,  and this expectation has become unbearable for me. " She took a wire of straw from his hair, long and ponytail, and absently ran the tip of it on her face. And slowly, weighing his words, she said, " Hyacinth, you know, we still have our house, and I do not want to do things stealthily. If I wait, then you wait too" "Maybe you can because there I will not have anything for you, otherwise not talk like that," said Hyacinth. At this point, the drizzle of the Lonely Cloud  joined them. They got up, surprised and amused, because they were in full sun, and did not expect it at all. "Come - said Hyacinth - we take shelter from the rain!" And they started to run in that direction. Florinda she walked toward the barn, but walking slowly, exposing the face and whole body and your arms straight down and remote from the hips to the drops of rain, surprised herself of the pleasure with which welcomed them. Florinda lived in harmony with nature, she felt the changes of that, even those milder. She was like this: happy, she had a slight and fleeting smile, testifying that she had found her again this symbiosis. She went into the stable, and she went to sit next to Hyacinth, the straw piled up at the bottom.

Florinda tried not to look Hyacinth into his eyes, but she felt his gaze fixed on herself. Especially felt that now a change in his soul c 'was, something stronger than his desire commanded her to let go: then she did not try to wipe the drops of rain, but slowly she lay down on the straw. Hyacinth looked at her, and felt your breath away: it 's had never seen her so beautiful. He started lying beside her, lying on his side, but he did not dare touch her not to put an end to that state of stunned lightness and magic. Then she looked at him straight in the eyes, and slowly began to take off her blouse and bra. The two appeared swollen breasts and her nipples erect and pointed 's towards the top, an invitation and a challenge. Hyacinth felt the majestic and powerful wave that rose inside, and that drove him to jump on her furiously, but he managed to control it. He read in his eyes that what was happening was part of both, and thus ought to be lived together instant by instant. Then he discovered her belly, which she had beautiful, flat and ivory, and slowly  he  put on his hand, holding it for a moment, and absorbing the vibrations, then he began to slide down that towards floor…He  was on her, which took his erect member and introduced him within herself, and for a moment they stood still, eyes into eyes, and it seemed as if time had stood still for a moment and then scan the initial instant of complete mutual intimate knowledge. Then, leaving the wave drag that grew, they both began to move together, opening those magical spaces where there is nothing else but your loved one, to the summit of mutual and total possession.

When they parted, the last drops of the drizzle of the  Lonely Cloud trapped between their  panting bodies evaporated up towards the sky. Now Lonely Little Cloud no longer existed at all, and yet we do not know the exact moment when Lonely Little Cloud, struck by lightning, ceased to live. We can’t determine the time of death with certainty, but, for human sympathy, we want to believe that this happened just at the end of  embrace between Hyacinth and Florinda. In this case, Lonely Cloud would share - in the last moments of his life - a human experience, thus fulfilling at least in part to his desire.

We can’ t know if those drops could one day be part of another Lonely Little Cloud luckier than the previous one. We do not know, but we can and we must hope that it will, in defense of all Loves, as possible, as little as possible and the impossible.

La Nuvoletta Solitaria.

Nuvola SolitariaQuel mattino, una nuvoletta solitaria vagava felice in un cielo azzurro, solo qua e là punteggiato da altre nuvole bianche, alcune in gruppo, altre solitarie come lei. Un leggero vento sospingeva la nuvoletta, e ne accarezzava e modellava dolcemente l’ aereo corpo, bianco e soffice come la neve caduta di fresco. La nuvoletta guardava scorrere sotto di se tutto quel verde delle colline, delle valli e dei prati, interrotto qua e la dalle casette dei contadini. Nelle aie antistanti figurine di persone non cessavano di andare avanti ed indietro; altre erano invece nei campi color marrone di fresco coltivati; due invece, che bello!, se ne stavano immobili, sdraiate sull’ erba a prendere il sole. Incuriosita, desiderò osservarle più da vicino, e cercò di scendere di quota, ma la direzione del vento non le consentì di farlo. La nuvoletta doveva socchiudere invece un poco gli occhi per guardare controsole le altre nuvolette  che scorgeva poco lontane, ed alle quali sperava di potersi unire. In particolare – si era di primavera! – aveva proprio voglia di avvicinarsi ad un’ altra nuvoletta che le somigliasse, che le piacesse; con la quale - insomma - stare insieme, così insieme da formare quasi una solo nuvola, un poco più grande. Per ripararsi poi gli occhi dai raggi del sole, la nuvoletta guardava di tanto in tanto dalla parte opposta, più in alto sull’ orizzonte, dove c’era una brutta nuvola nera, che sembrava guardarla minacciosa; allora, intimorita, distoglieva subito lo sguardo.

La Nuvola Nera se ne stava in disparte dalle altre nuvole. Nuvola Nera con fulmineOdiava tutte le altre nuvole bianche, ma al tempo stesso ne era attratta. Ne ammirava la leggerezza, la nivea bellezza, e si disprezzava per la sua goffaggine e pesantezza. Aveva dentro di se un gran rancore, contro tutto e tutti, e sentiva di dover scaricare la sua rabbia, la sua elettricità.

Nel frattempo la distanza da quella Nuvoletta Solitaria, a causa della direzione del vento, diminuiva sempre, e la Nuvola Nera la notò; e più quella si avvicinava, più le piaceva: in breve il suo pensiero dominante divenne quello di possederla, e di trafiggerla con la più tesa delle folgori che aveva dentro di se.

E successe. Il flusso delle cose a questo mondo non obbedisce ai nostri sogni, ai nostri desideri, ma percorre implacabile il percorso che è scritto in se stesso. Colpita, la Nuvoletta Solitaria, nel mentre andava trasformandosi in una leggera pioggerellina, ebbe appena il tempo di profferire una sola domanda: “Perché?”

Nel frattempo, Giacinto e Florinda – le due persone sdraiate sull’ erba - godevano del sole, della natura e della loro giovinezza. Innamorati sull' erba“Ma quanto bisogna aspettare?”, le chiese Giacinto. “Che male ti ho fatto, per essere trattato così? Tu sei tutto quello che io desidero, ma non ti sento mia, e quest’ attesa è ormai diventata per me insopportabile.”

Un’ ombra fugace passò negli occhi azzurri di Florinda. Si tolse dai capelli, che portava lunghi e a coda di cavallo, un filo di paglia, e distrattamente ne passò la punta sul viso. E lentamente, soppesando le parole, gli rispose: “Giacinto, lo sai, non abbiamo ancora una casa nostra, e poi non mi va di fare le cose furtivamente. Se aspetto io, puoi aspettare anche tu”. “Forse tu ci riesci perché io invece non sono tutto per te, altrimenti non parleresti così”, replicò Giacinto. A questo punto, la pioggerellina della Nuvola Solitaria li raggiunse. Si alzarono, sorpresi e divertiti, perché stavano in pieno sole, e non se lo aspettavano affatto. “Vieni – disse Giacinto – ripariamoci nella stalla!”, ed iniziò a correre in quella direzione. Florinda si avviò anche lei verso la stalla, ma camminando piano, esponendo il viso e tutto il corpo e le braccia distese giù e discoste dai fianchi, a quelle gocce della pioggerellina, sorpresa lei stessa della voluttà con cui le accoglieva. Florinda viveva in simbiosi con la natura, ne percepiva i mutamenti, anche quelli più lievi. Era fatta così: soddisfatta, ebbe un lieve e fugace sorriso, a testimonianza di aver rilevato ancora una volta questa sua simbiosi. Entrò nella stalla, ed andò a sedersi accanto a Giacinto, sulla paglia ammucchiata in fondo. Florinda cercò di non guardare Giacinto negli occhi, ma ne sentiva lo sguardo fisso su di se. Sentiva soprattutto che ora un mutamento dentro il suo animo c’ era stato; qualcosa di più forte della sua volontà  le comandava  di lasciarsi andare: allora, non cercò di asciugarsi delle gocce della pioggerellina, ma lentamente si sdraiò sulla paglia. Giacinto la guardò, e si sentì mozzare il fiato: non l’ aveva mai vista così bella. Si mise disteso accanto a lei, coricato su un lato, ma non osava toccarla per non porre termine a quello stato di stupefatta leggerezza e magia. Poi lei lo guardò fisso negli occhi, e lentamente cominciò a togliersi camicetta e reggiseno. I due seni apparvero turgidi e con i capezzoli eretti e appuntiti rivolti verso l’ alto, un invito ed una sfida. Giacinto sentì l’ onda che maestosa e potente gli saliva dentro, e che lo spingeva a buttarsi su di lei forsennatamente, ma riuscì a controllarla. Le lesse negli occhi che ciò che stava succedendo apparteneva ad entrambi, ed andava vissuto assieme istante per istante. Allora, le scoprì il ventre, che aveva bellissimo, piatto ed eburneo, e lentamente vi pose su la mano, tenendola ferma per qualche istante, ed assorbendone le vibrazioni; poi cominciò a farla scivolare piano verso giù … Fu su di lei, che prese il suo membro eretto e lo introdusse dentro di se, e  per qualche istante stettero immobili, gli occhi fissi negli occhi, e fu come se il tempo si fosse fermato per scandire l’ istante iniziale della completa reciproca intima conoscenza. Poi, lasciandosi trascinare dall’ onda che cresceva, cominciarono a muoversi all’ unisono, spalancando quegli spazi magici in cui non esiste null’ altro se non la persona amata, fino all’ acme del reciproco e totale possesso.

Quando si separarono, le ultime gocce della pioggerellina di Nuvola Solitaria, intrappolate tra i loro corpi ansanti, svaporarono, salendo su verso il cielo. Ora la Nuvoletta Solitaria non esisteva più del tutto, e però noi non sappiamo il momento esatto in cui Nuvoletta Solitaria, colpita dalla folgore, cessò di vivere. Non possiamo stabilirlo con certezza, ma, per umana simpatia, vogliamo credere che ciò sia avvenuto appunto alla fine dell’ amplesso tra Giacinto e Florinda. In tal caso, Nuvola Solitaria avrebbe condiviso - negli ultimi istanti della sua vita -  una versione umana, corporea, del suo lieve sogno, del suo aereo desiderio.

Noi non possiamo sapere se quelle gocce potrebbero un domani far parte di un’ altra Nuvoletta Solitaria più fortunata della precedente. Non possiamo saperlo, ma possiamo e dobbiamo augurarcelo, a difesa di tutti gli Amori, quelli possibili, quelli meno e quelli impossibili.

author: Zeferino  Siani

Nonno Zef e zia Amalia con i nipotini

Salerno, Natale 2012 Ho chiesto a mio figlio Alfredo di scattare qualche foto in cui stiamo io e mia figlia Amalia con Ale, Giorgia e Giulia, i nostri tre amatissimi nipoti, i nostri tre gioielli preziosi. Dopo appena  tre foto, la batteria purtroppo si è scaricata! Ma una minigalleria c' è, di appena tre foto, e ve la propongo, alla faccia del cornutissimo diavolo menagramo. Ho inserito prima una slideshow della minigalleria, e si può notare il mio gesto di vittoria in una delle tre foto, un attimo dopo che mio figlio Alfredo mi  comunicava di essere riuscito a scattare qualcosa, nonostante la  batteria ormai scarica. Segue una lista delle tre foto singole, che possono essere ingrandite a schermo intero facendo clic in un punto qualsiasi della stessa foto, e ripristinate nelle loro dimensioni iniziali cliccando di nuovo all' interno dell' immagine a tutto schermo.
    I link (Show as slideshow) e (Show picture list) visualizzati in alto a sinistra della galleria permettono di convertirla dall' uno all' altro formato alternativamente.      

Cari nipoti: “Il Libro della Giungla” …

Salerno, sabato 22 Dicembre 2012.

Carissimi nipoti...

Carissimi Ale, Giorgia e Giulia. Avevo intorno ai 15 anni quando ho letto la prima volta "Il Libro della Giungla", ed ora, alla mia età,  l' ho riletto con piacere.Ho fatto un tuffo nel passato, ricordando tante cose che sembravano essere svanite dalla mia memoria... Ho riletto il libro anche nella versione originale (...è ancora più bello!), perfezionando così le mie capacità di tradurre dall' inglese. Ho scritto quest' articolo per raccomandarvi - quando avrete l' età giusta, ma tu Ale quasi ci sei! -  di fare come me, e cioè leggerlo, e poi rileggerlo ancora anche nella lingua originale, e poi ancora ... Vi scoprirete sempre nuove cose! Nel frattempo, potreste provare a tradurre gli stralci riportati solo nella lingua originale. Imparare presto l' Inglese è importantissimo. Bacioni.

“Rikki-Tikki-Tavi”

rikki-cobraThis is the story of the great war that Rikki-tikki-tavi fought single-handed, through the bath-rooms of the big bungalow in Segowlee cantonment. Darzee, the Tailorbird, helped him, and Chuchundra, the musk-rat, who never comes out into the middle of the floor, but always creeps round by the wall, gave him advice, but Rikki-tikki did the real fighting. He was a mongoose, rather like a little cat in his fur and his tail, but quite like a weasel in his head and his habits. His eyes and the end of his restless nose were pink. He could scratch himself anywhere he pleased with any leg, front or back, that he chose to use. He could fluff up his tail till it looked like a bottle brush, and his war cry as he scuttled through the long grass was: “Rikk-tikk-tikki-tikki-tchk!” Questa è la storia della grande guerra che Rikki-tikki-tavi combattè da sola, attraverso le stanze da bagno del grande bungalow nell’accantonamento di Segowlee. Lo aiutò Darzee, l’uccello tessitore, e Chuchundra, il topo muschiato che non si avventura mai in mezzo alla stanza, ma striscia lungo i muri, lo consigliò, ma fu Rikki-tikki a combattere veramente. Era una mangusta, simile a un gattino nel pelo e nella coda, ma donnola dalla testa ai piedi nel muso e nelle abitudini. Gli occhi e la punta del nasino irrequieto erano rosa; riusciva a grattarsi in qualsiasi punto volesse con una qualsiasi delle quattro zampe, davanti o dietro; gonfiava la coda fino a farla sembrare uno scopettino per pulire le bottiglie, e il suo grido di guerra, mentre sgattaiolava nell’erba alta era: “Rikk-tikk-tikki-tikki-chk!” Inserisco per voi questo bel video, narrato da  Orson Welles: Rikki Tikki Tavi  

Mowgli’s Brother

mowgli-brothersIt was seven o'clock of a very warm evening in the Seeonee hills when Father Wolf woke up from his day's rest, scratched himself, yawned, and spread out his paws one after the other to get rid of the sleepy feeling in their tips. Mother Wolf lay with her big gray nose dropped across her four tumbling, squealing cubs, and the moon shone into the mouth of the cave where they all lived. "Augrh!" said Father Wolf. "It is time to hunt again." He was going to spring down hill when a little shadow with a bushy tail crossed the threshold and whined: "Good luck go with you, O Chief of the Wolves. And good luck and strong white teeth go with noble children that they may never forget the hungry in this world."  

“Tiger!Tiger!”

tiger-buldeo"He killed at dawn,--a pig,--and he has drunk too. Remember, Shere Khan could never fast, even for the sake of revenge." "Oh! Fool, fool! What a cub's cub it is! Eaten and drunk too, and he thinks that I shall wait till he has slept! Now, where does he lie up? If there were but ten of us we might pull him down as he lies. These buffaloes will not charge unless they wind him, and I cannot speak their language. Can we get behind his track so that they may smell it?" ……………. ……………. After a long time there came back the drawling, sleepy snarl of a full-fed tiger just wakened. “Who calls?” said Shere Khan, and a splendid peacock fluttered up out of the ravine screeching. “I, Mowgli. Cattle thief, it is time to come to the Council Rock! Down–hurry them down, Akela! Down, Rama, down!” The herd paused for an instant at the edge of the slope, but Akela gave tongue in the full hunting-yell, and they pitched over one after the other, just as steamers shoot rapids, the sand and stones spurting up round them. Once started, there was no chance of stopping, and before they were fairly in the bed of the ravine Rama winded Shere Khan and bellowed. “Ha! Ha!” said Mowgli, on his back. “Now thou knowest!” and the torrent of black horns, foaming muzzles, and staring eyes whirled down the ravine just as boulders go down in floodtime; the weaker buffaloes being shouldered out to the sides of the ravine where they tore through the creepers. They knew what the business was before them–the terrible charge of the buffalo herd against which no tiger can hope to stand. Shere Khan heard the thunder of their hoofs, picked himself up, and lumbered down the ravine, looking from side to side for some way of escape, but the walls of the ravine were straight and he had to hold on, heavy with his dinner and his drink, willing to do anything rather than fight. The herd splashed through the pool he had just left, bellowing till the narrow cut rang. Mowgli heard an answering bellow from the foot of the ravine, saw Shere Khan turn (the tiger knew if the worst came to the worst it was better to meet the bulls than the cows with their calves), and then Rama tripped, stumbled, and went on again over something soft, and, with the bulls at his heels, crashed full into the other herd, while the weaker buffaloes were lifted clean off their feet by the shock of the meeting. That charge carried both herds out into the plain, goring and stamping and snorting. Mowgli watched his time, and slipped off Rama’s neck, laying about him right and left with his stick.  

Toomai degli Elefanti.

danza-elefanti“I will remember what I was, I am sick of rope and chains - I will remember my old strength and all my forest affairs. I will not sell my back to man for a bundle of sugar cane; I will go out to my own kind, and the wood-folk in their lairs. I will go out until the day, until the morning break - Out to the wind's untainted kiss, the water's clean caress; I will forget my ankle-ring and snap my picket stake. I will revisit my lost love and playmates masterless!” Mi ricorderò quello che fui. Sono stanco della pastoia e della catena. Ricorderò la mia antica forza e le mie avventure nella foresta. Non voglio vendere il mio dorso all' uomo per un fascio di canne da zucchero: voglio tornare tra i miei fratelli, fra gli abitatori delle tane nella foresta. Me ne andrò finchè spunterà il giorno, finchè spunterà l' alba... Fuori, al bacio puro dei venti, alla carezza delle acque limpide... Dimenticherò l'anello che mi serra il piede e strapperò il mio picchetto. Visiterò i miei perduti amori e i miei liberi compagni di giochi! Nonno Zeferino